Ammetto che prima di arrivare in India non avevo la minima idea di dove fosse la città di Agra, e onestamente se me lo avessero chiesto non so se sarei stato in grado nemmeno di dire con certezza che Agra si trovasse proprio in India. E un discorso simile vale per il Taj Mahal, quell’immenso edificio bianco con un’enorme cupola che tutti noi abbiamo visto almeno una volta nelle vita in foto o in TV.

Ho sempre collegato il Taj Mahal all’India ma mai mi sono chiesto dove fosse di preciso e così, scambiando due parole con un ragazzo argentino conosciuto in Ostello a Varanasi, sono rimasto felicemente sorpreso nel sapere che la città di Agra si trova a poche ore di treno a sud di Delhi e che il Taj Mahal si trova proprio li, a due passi dal centro.

Il Taj Mahal visto dal Forte Rosso

Il Taj Mahal è considerato una delle Nuove Sette Meraviglie del Mondo, insieme al Colosseo, alla Muraglia cinese e ad altri monumenti sparsi in ogni angolo del pianeta. Non posso perdermelo. Non ci penso due volte a cambiare il programma di viaggio e decido così di fermarmi ad Agra per un paio di giorni prima di proseguire verso nord .

Arrivo in città con un treno da Lucknow la sera tardi intorno a mezzanotte e l’impatto fuori dalla stazione è lo stesso che ho avuto nelle altre città indiane che ho visitato. Caldo infernale e caos. Vengo assalito da un numero imprecisato di autisti di rickshaw e taxi che mi propongono hotel e insistono per darmi un passaggio. In realtà durante il viaggio in treno ho prenotato un letto al Backpackers Panda Hostes, un un ostello distante poco più di un chilometro dal Taj Mahal e così dopo la solita trattativa mi ci faccio portare dall’autista che mi propone il prezzo migliore.

E’notte ed Agra è praticamente deserta. Nonostante il casino della stazione l’impressione percorrendo i larghi vialoni che tagliano la metropoli verso nord è quella di una città più pulita e ordinata rispetto a quelle visitate nei giorni scorsi. Se non fosse per gli assurdi rickshaw gialli e neri e la temperatura che sarà intorno ai 40 gradi potrei quasi pensare di essere in una grossa città europea.

Mi sveglio la mattina presto e faccio colazione nel piccolo ristornante dell’ostello. Scambio qualche parola con il proprietario, un gentile signore di mezza età. Gli dico che ho intenzione di visitare in giornata il Taj Mahal, ma mi blocca dicendomi che il giorno successivo c’è una ricorrenza particolare islamica (non sono riuscito a capire quale , qualcosa legato al Ramadan) per cui dalle sette a mezzogiorno l’ingresso al complesso sarà gratuito. Il biglietto per entrare al Taj Mahal è di 1550 rupie indiane, e la prospettiva di risparmiare più di venti euro aspettando il giorno successivo è sufficiente a farmi cambiare programma.

Decido così di visitare oggi la secondo importante monumento della città, il Lal Qila, meglio conosciuto come il Forte Rosso di Agra per il colore della pietra arenaria con cui è costruito. Mi rendo conto giorno dopo giorno di essere arrivato in India completamente impreparato dal punto di vista storico e culturale, e mi accorgo di questa mancanza quando davanti ai vari monumenti che visito sono costretto a cercare informazioni su Google, per poi scoprire ogni volta cose pazzesche.

Il Sub Continente indiano ha una storia millenaria incredibile e sulla sua superficie, prima di un lungo periodo di dominazione inglese e la successiva indipendenza ottenuta nel 1947, sono si sono alternati decine di imperi e sultanati, ognuno dei quali ha lasciato influenze ed eredità artistiche e culturali.

Uno dei cortili interni del Forte Rosso

Prima di questa mattina non avevo mai sentito parlare del Forte Rosso, ma oggi scopro che oltre ad essere patrimonio mondiale dell’UNESCO, ha anche una grande importanza storica e strategica. La struttura risale alla metà del 1500, quando l’imperatore Moghul Akbar il Grande spostò la capitale dell’Impero proprio nella città Agra e decise di iniziare i lavori per erigere la fortezza. Ci vollero otto anni di lavoro e più di 4000 operai per costruire il complesso originario che venne terminato nel 1573 e che successivamente verrà poi modificato più volte dai discendenti dell’Imperatore. Nel corso dei secoli il forte verrà poi conquistato dall’impero Marrhata dopo una lunga battaglia con l’impero afghano dei Durrani e infine nell’ottocento passerà nelle mani degli inglesi. Insomma, prima di venire ad Agra mai avevo sentito parlare di Durrani e Marrhata, e cose simili mi capitano praticamente ogni giorno. Come diceva il cartone animato….Viaggiando si Impara 🙂

L’ingresso al Forte Rosso

Pago le 500 rupie di ingresso al forte e ci passo più di due ore. All’imponenza delle mura esterne che in un primo momento fanno pensare ad una struttura grezza si oppone la parte interna, con di giardini curati e splendide costruzioni architettoniche. Ci sono migliaia di turisti Indiani e pochissimi occidentali, e forse per questo motivo, come succede spesso in India, vengo fermato decine di volte con la richiesta di farmi fotografare insieme a loro. Mi fermano per la maggior parte gruppi di ragazzi che vogliono un selfie, ma anche adulti che mi chiedono di partecipare ad una foto di famiglia. E’divertente. Non ho ancora capito bene il motivo della “sorpresa” di vedere un bianco, ma loro sono super gentili ed è impossibile dire di no.

Terminata la vista al forte mi faccio portare da un rickshaw fino a Sadar Bazaar, una delle zone più turistiche della città, con centinaia di negozi di ogni tipo, tra suvenir, tappeti e street food indiano. In realtà la zona non mi entusiasma molto così dopo poco più di mezz’ora decido di tornare all’ostello. Trovo un altro rickshaw e dopo aver cercato di trattare sul prezzo l’autista mi propone la corsa gratis se accetto di visitare alcuni negozi si souvenir. Mi dice che non devo comprare nulla ma solo fingermi interessato e fare domande sui prezzi per almeno dieci minuti, dopodiché posso tranquillamente uscire e lui riceverà un compenso. Un po’ per risparmiare qualche rupia, un po’ per curiosità, accetto. Mi ritrovo così a girare in tre negozi di souvenir che definirei di extra lusso, tra tappeti da più di 3000 dollari e statue indiane che arrivano a costare almeno il doppio. Io sono sudato fradicio, in ciabatte di gomma e con una maglietta con un numero discreto di macchie. Mi chiedo che credibilità posso avere quando chiedo informazioni su tappeti che vorrei spedire in Italia come regalo, ma la cosa sembra comunque funzionare, dato che quando ce ne andiamo l’autista mi dice di aver ricevuto il compenso che gli spetta quando porta turisti. Mi dice che per dieci turisti che porta almeno due o tre acquistano, e questo è sufficiente a far si che riceva qualche rupia ogni volta. Assurdo.

La sera decido di andare a vedere il tramonto dietro il Taj Mahal, e su consiglio del proprietario dell’ostello raggiungo la riva del fiume che scorre dietro all’edificio, passando vicino all’ingresso orientale della struttura. Per poco più di 100 rupie un anziano signore offre un giro in barca e dal fiume la vista è pazzesca, con il Taj Mahal che con la luce del tramonto si riflette perfettamente nell’acqua.

 

La mattina successiva prima delle sette sono sull’elegante viale in mattoni rossi che conduce all’ingresso est del Taj Mahal. Voglio sfruttare le prime ore mattino per evitare il caldo insopportabile delle prime ore della giornata. Superato l’ingresso si entra in un enorme cortile in cui confluiscono i visitatori che provengono dagli altri due ingressi, quello sud e quello ovest, mentre proseguendo verso nord si attraversa un imponente arco che conduce ai giardini di fronte al Taj Mahal.

 

L’arco d’ingresso al Taj Mahal visto dall’interno

Eccolo! Ho di fronte la classica immagine da cartolina: il lungo canale centrale che taglia i giardini fino a sotto il Taj Mahal con due file di alberi ai bordi e in fondo la gigantesca facciata in marmo bianco del mausoleo fatto costruire nel 1632 dall’imperatore Shah Jahan in memoria della moglie preferita defunta. La leggenda narra che la donna in punto di morte avesse chiesto al marito di costruire un monumento simbolo del loro amore e così l’uomo ordinò la costruzione dell’edificio che richiese più di vent’anni di lavori per essere ultimato.

Sopra il Taj Mahal visto dall’arco di ingresso, sotto l’arco d’ingresso visto dal Taj Mahal

 

Bello è bello, c’è poco da fare, e trovarsi di fronte a uno di quei monumenti che conosci da sempre e da sempre hai visto in foto e in cartolina fa un certo effetto. Percorso il lungo giardino è possibile entrare nella sala centrale del Taj Mahal e da li poi spostarsi sull’enorme terrazza che circonda l’edificio principale. Ai lati del Taj Mahal, distanti qualche centinaia di metri ci sono due edifici: il Jabaz (casa per gli ospiti) ad est e ad ovest, simmetrico rispetto al Taj Mahal, una grossa moschea meta di pellegrinaggi. Intorno alle nove migliaia di persone riempiono il piazzale di fronte alla moschea, mentre la voce dell’imam rimbomba dalle grosse casse sulla cima dei minareti.

 

 

La facciata est del Taj Mahal

La moschea sul lato ovest del Taj Mahal

In India l’Islam è la seconda religione per numero di seguaci dopo l’indusmo, e in totale si contano più di 183 milioni di islamici, quasi il 14% della popolazione. Il cortile d fronte alla mosche è stracolmo. Dalla terrazza del Taj Mahal resto a bocca aperta davanti al flusso di gente che percorre i viali che portano alla moschea. Resto ancora un po’ e poi mi riavvio verso l’arco di ingresso per tornare in Ostello.

Lasciando il Taj Mahal

Sono le undici di mattina ed il caldo è insopportabile. E’triste da dire ma passo il resto della giornata sotto il ventilatore del bar dell’ostello. Giuro che un caldo simile non l’ho mai provato in vita mia, sembra di vivere in una serra. Mi chiedo come facciano le persone del posto a sopportare temperature simili. Esco ancora poco prima del tramonto per fare due passi. Raggiungo una zona periferica e faccio un giro tra le strette strade zeppe di negozi e traffico che ormai mi pare di capire siano tipiche di ogni città indiana. Anche quando il caos sembra ormai un ricordo basta un attimo per girare un angolo ed in un attimo ritrovarsi sommersi nuovamente.

Agra è stata una bella sorpresa. Direi che è una tappa obbligata per chiunque si trovi in zona ed organizzandosi bene si possono facilmente visitare sia il Taj Mahal che il forte in giornata ed entrambe i monumenti  meritano davvero. Se per Varanasi il mio consiglio è di andarci completamente impreparati per lasciarsi assorbire dalla città, ad Agra consiglio invece di arrivarci con la Lonely Planet sotto braccio e con un programma in testa, sopratutto se si ha poco tempo per visitarla. Questo prima di tutto perché i monumenti principali hanno una storia davvero importante, che merita di essere conosciuta anche solo per riuscire a comprenderli meglio, e in secondo luogo perchè la città in se, esclusi questi monumenti principali, non ha nulla di particolarmente attraente e senza sapere dove andare e cosa vedere si rischia di girare a vuoto.

Mi sarebbe piaciuto per esempio visitare la tomba di I’timād-ud-Daulah, conosciuta come il Baby Taj Mahal, ma quando ho scoperto l’esistenza di questo edificio era ormai troppo tardi e così ho dovuto rinunciare, dato che distava più di 15km dall’ostello.

Domani mattina ho un treno per Nuova Delhi e dovrei arrivarci nel primo pomeriggio. Pensavo di partire poi subito per Manali, nel nord dell’India in direzione Ladakh, ma poi ho pensato che mi fermerò almeno una notte dato che di fretta non ne ho e sono curioso di fare un giro nella capitale indiana.

Varanasi. Un'esperienza fuori dal comune

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