Il viaggio notturno verso Srinagar, la capitale del Kashmir, è un disastro. Partiamo alle dieci in punto su un pullman che fortunatamente è migliore di quelli con cui ho viaggiato fino ad ora in India, con sedili imbottiti e sopratutto reclinabili e aria condizionata. Sono stanco, col senno di poi troppo stanco per credere di stare bene, e in un attimo crollo addormentato con la testa appoggiata al finestrino.  Mi risveglio intorno a mezzanotte tra brividi di freddo e con un mal di testa mostruoso. Mi basta un attimo per rendermi conto che la febbre che mi aveva bloccato durante il trekking e sembrava ormai passata è mi tornata, e probabilmente ho più di qualche linea. Siamo da qualche parte a più di 4000 metri tra Kirgil e Srinagar e mancano ancora almeno sette ore di viaggio prima di arrivare a destinazione. Non ci devo pensare. Provo a riaddormentarmi dopo aver approfittato di una pausa del bus per recuperare dallo zaino due compresse di Tachipirina, piumino e berretta, dato che sto congelando dal freddo, e mi rannicchio sul sedile con le braccia conserte sperando di risvegliarmi di colpo in centro a Srinagar. Vorrei un letto vero, una doccia calda, e ora come non mai da quando sono partito vorrei risentire quella bella sensazione di lenzuola pulite e di letto appena rifatto. Non spendo parole per raccontare il resto del viaggio infinito, interrotto da una pausa notturna di un’ora e da un secondo stop all’alba per la preghiera. Ci fermiamo nel mezzo del nulla intorno alle cinque e tutti i passeggeri del bus scendo e si inginocchiano in un prato a bordo strada per alcuni minuti. Resto da solo sul pullman con la fronte che bolle e le mani ghiacciate infilate tra le cosce per scaldarsi.

Quando inizia ad albeggiare siamo ormai vicini a Srinagar e il paesaggio dal finestrino è totalmente diverso da quello dei giorni scorsi. Il deserto del Ladakh ha lasciato spazio al verde e del paesaggio secco e arido che in cui ho vissuto nell’ultimo mese sembra non esserci più traccia. Guardando dal finestrino tutto è diverso, pare di essere in un’altra parte di mondo. Alberi e prati ovunque, come se di colpo tutto quando fosse stato dipinto di verde. È incredibile come in pochi chilometri il paesaggio cambi così radicalmente. E insieme al paesaggio cambiano anche le case e gli edifici. Se venissi catapultato qua all’improvviso senza sapere dove mi trovo potrei pensare di essere in qualche villaggio della campagna inglese, o tra i pascoli Svizzeri, o in qualche altra zona europea, ma di certo non ad un passo dal Ladakh. Purtroppo sono così distrutto che mi dimentico di scattare anche solo una foto, me ne sono reso conto solo poi, ma quest’immagine del Kashmir poco sotto presa da Google rende benissimo l’idea.

 

Riassumendo la situazione, da una parte il Kashmir vorrebbe l’indipendenza perchè sostiene di essere stato annesso forzatamente all’India al termine della colonizzazione inglese, e quest’ultima, per tenere la situazione sotto controllo, ha schierato un massiccio numero di militari nella zona. Mi è parso di cogliere un sentimento indipendentista nella quasi totalità dei kashmiri con cui ho discusso di questo argomento, ma come sempre succede in questi casi le semplici proteste sfociano spesso in veri e propri scontri tra i cittadini ed esercito, con morti da entrambe le parti. I kashmiri danno la colpa delle violenze ai militari indiani, mentre quest’ultimi a loro volta incolpano i cittadini. Questi frequenti scontri  portano ad una costante instabilità, e di tanto in tanto, quando la situazione degenera, in città viene imposto il coprifuoco e vengono bloccate internet e la rete telefonica. L’ultimo di questi episodi è capitato proprio alcuni giorni prima del mio arrivo a Srinagar, in seguito alle forti proteste iniziate dopo l’uccisione di un giovane studente indipendentista. Da alcuni giorni la situazione sembra essere tornata tranquilla, ma nelle ultime settimane mi sono chiesto più volte se fosse il caso di spingermi fino in Kashmir e se non fosse troppo rischioso.

Alla fine ho deciso di andarci, rassicurato dallo stesso signore francese incontrato nella guesthouse a Leh, lo stesso che per due anni ha viaggiato con zaino e tenda per le isole del pacifico, e che conosce molto bene la zona. Sostiene che il rischio per i turisti è quasi nullo, dato che eventuali azioni violente hanno come obiettivo solo i militari, e che anzi i turisti sono trattati con i guanti dai kashmiri, sopratutto negli ultimi anni in cui per le continue proteste il numero di visitatori che raggiungono la zona è calato notevolmente. La cosa peggiore che può capitare, sostiene sempre il francese, è stare chiuso uno o due giorni in albergo durante un eventuale coprifuoco. E allora Kashmir sia, un po’ per le rassicurazioni del francese, un po’ perchè questa zona è considerata da molti come una delle più spettacolari dell’india, e un po’ perchè nelle ultime settimane ho incontrato diversi kashmiri in Ladakh, e tutti mi hanno fatto una bellissima impressione. Mi chiedevano da dove venivo e mi invitavano a visitare la loro terra, raccontandomela con un mix di orgoglio e passione, rassicurandomi sulla situazione dicendo che tutto quello che si sente è sulle violenze e sui pericoli è solo frutto di un ingigantimento dei media indiani, il cui interesse sarebbe quello di bloccare il turismo nella regione, mentre la situazione “is completely saftey”. Sarà.

Molti degli indiani invece sono di altro avviso, e quando in Ladakh raccontavo di voler continuare in Kashmir più volte mi hanno dato del matto, dicendomi che la situazione è completamente instabile e che è una follia visitare quei posti. La cosa mi ha fatto riflettere, ma alla fine, forse anche grazie ai consigli del francese e la gentilezza dei kashmiri incontrati ha vinto la curiosità di vedere un posto nuovo, e anche se penso che che come spesso accade la ragione forse anche in questo caso stia nel mezzo, alla fine mi sono davvero convito che per un turista non ci sia alcun pericolo. E così eccomi qua, unico straniero sul bus notturno diretto a Srinagar, con la testa che mi scoppia e la febbre che sembra aumentare chilometro dopo chilometro. Bell’inizio!

Sui dodici giorni di Kashmir ne passerò sette rinchiuso in una camera d’albergo e uno in ospedale, mentre per forza di cose il tour che avrei voluto fare per esplorare la zona in lungo e in largo si trasformerà in micro tour di meno di 48 ore alla scoperta di Srinagar. Ma questa è un’altra storia.

Soggiorno a Srinagar
Da Lamayuru a Kargil, continuando verso il Kashmir

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