Delhi è grande, immensa. La capitale dell’India, una metropoli con sedici milioni di abitanti, ventuno se si considera l’intera area metropolitana, millenni di storia e tante, anzi tantissime cose da vedere. Ci arrivo di primo pomeriggio con un treno da Agra e come scendo dal treno è sempre la solita storia: caldo infernale e assalto degli autisti di rickshaw che si offrono di portarti ovunque. Questa volta però, su consiglio di alcuni ragazzi incontrati a Varanasi, durante il viaggio scarico l’app di Uber e decido di muovermi con quello. Mi hanno detto che in linea di massima i prezzi di Uber sono più vantaggiosi, dato che con il conteggio del costo del viaggio fatto dallo smartphone sparisce l’effetto “sei straniero e provo a fregarti” per cui si arrivano a pagare cifre improponibili per spostarsi anche solo di pochi chilometri.

Durante il viaggio, sempre tramite smartphone prenoto un ostello in una zona abbastanza centrale e tramite la comoda app indiana Redbus acquisto anche per domani sera un biglietto per il bus per Manali, città in cui vorrei fermarmi qualche giorno sulla via per il Ladakh. Mi rendo conto di quanto la tecnologia mi stia aiutando ad organizzarmi e a contenere i costi di questo viaggio. Se avessi dovuto prenotare un bus passando per un’agenzia mi avrebbero offerto un pullman privato super deluxe con sedili reclinabili e aria condizionata ma avrei speso almeno il triplo, e se invece fossi andato fisicamente in stazione alla ricerca dei bus locali avrei perso mezza giornata e comunque non sarei stato certo di avere il prezzo più conveniente. Tramite internet invece in un attimo si hanno tutte le opzioni e i relativi costi, e ordinando l’elenco per prezzo crescente è un attimo scegliere la soluzione migliore. La stessa cosa naturalmente vale per ostelli, treni, alberghi e per tutte le altre migliaia di informazioni che possono servire. Oggi tutto questo sembra scontato, ma fino a qualche anno fa era impensabile e la cosa fa riflettere.

In un giorno e mezzo a Delhi posso vedere si e no il 10% di quello che ci sarebbe da vedere, ma con tutta sincerità voglio fuggire dal caldo insopportabile e così decido che per adesso mi accontento e che magari ritornerò a Delhi per qualche giorno rientrando dal Ladakh. Ho il bus domani sera alle 18.00 e così ho poco più di 24 ore da passare nella capitale. Tempo di raggiungere l’ostello si sono fatte le cinque e così passo le ultime ore del pomeriggio a zonzo per le vie intorno.

 

Negozi, turisti, ristoranti di ogni tipo, luci al neon, traffico e il solito caos. Delhi, almeno in questa zona non è diversa dalle altre città indiane viste fino ad ora, se non fosse per il maggior numero di stranieri e per un aspetto vagamente più occidentale. Ceno con un ragazzo tedesco che tornerà a casa domani mattina dopo quasi un anno in india. Mi parla del sud, di Goa, di Bombay, del mare e di una marea di altri posti.
L’India è enorme e ogni volta che parli con qualche turista che l’ha girata per un po’ vieni a conoscere posti pazzeschi, che se te li segnassi uno ad una non ti basterebbe una vita a visitarli tutti.

La mattina successiva sono indeciso su cosa fare. Chiedo consiglio al ragazzo dell’ostello che mi consiglia di visitare il Forte. Come già successo per Agra, scopro che anche anche Delhi ha un famoso forte e che per di più è conosciuto anche questo come Forte Rosso. Così, dopo il Forte Rosso di Agra vedrò il Forte Rosso di Delhi. Tra l’altro le due città oltre ad essere vicine tra loro sono legate anche da un punto di vista storico, dato che nel 1639 la capitale del regno Mogul venne spostata proprio da Agra a Delhi.

Ho scoperto ieri che Delhi ha anche una grande rete metropolitana e così decido di sfruttarla per avvicinarmi al forte, con l’intento di risparmiare qualcosa evitando i sempre troppo costosi rickshaw. Dopo essermi scaricato una mappa (sempre questo smartphone!!!) mi incammino alla vicina stazione di Ashram Marg per raggiungere la parte nord della città. Devo cambiare ad una stazione ma il tutto sembra abbastanza semplice e così mi metto in coda davanti alla biglietteria. Guardando la lentezza con cui la lunga fila si muove in un primo momento penso tra me e me che forse farei prima a piedi. Per 15 rupie acquisto il biglietto, un gettone magnetico che apre i tornelli d’ingresso e che va poi riconsegnato in uscita, e con quello in mano mi avvio lungo la rampa di scale che porta fino alla banchina al piano superiore. Il treno arriva quasi subito e appena salito resto sorpreso. E’ nuovo di zecca, o per lo meno sembra esserlo, pulitissimo e super veloce. Cambio linea nella iper moderna stazione centrale e tra studenti e businessman mi ritrovo di fronte per l’ennesima volta un pezzo di India  in contrasto con tutto quello che ho visto fino ad ora. Sono nel cuore di una metropoli moderna. Le scene di miseria delle periferie sembrano appartenere ad un altro mondo.

Ho sempre pensato alla povertà, quella bastarda, quella che di solito vediamo in TV nei telegiornali, come qualcosa di lontano anni luce da me. I poveri sono in Africa, in Sud America, in Asia, ma non in Italia, per lo meno un certo tipo di povertà.
In india invece ricchezza e miseria sono vicine, vicinissime, e arrivano a sfiorarsi continuamente, come nel momento in cui un treno super tecnologico taglia una baraccopoli con case in lamiera circondate da rifiuti. Mi chiedo cosa si prova nel sapere che propri connazionali, persone che condividono la tua cultura, che usano la tua moneta e che votano per il tuo stesso governo vivono in condizioni che si potrebbero definire disumane. E’ strana l’India, molto strana.

Arrivo al forte intorno alle nove e anche se 500 rupie di biglietto mi lasciano un po’ in pensiero decido alla fine di visitarlo. E’una struttura enorme, con palazzi e giardini, sicuramente maestosa ma che con tutta onestà non mi lascia a bocca aperta. Da un punto di vista estetico devo dire che il forte di Agra batte quello Delhi a mani basse.

 

Dopo il forte faccio un giro nella vicina Old Delhi, un labirinto di minuscole stradine su cui si affacciano negozi di ogni genere. Mi ricorda molto la parte vecchia di Varanasi e come la, anche qua regnano lo sporco e il caos. Alla fine però questi pezzi di India grezza con le scene di vita quotidiana locale mi affascinano e così mi perdo per più di due ore, fino a che arrivo per caso di fronte ad una stazione della metro.

E’passato mezzogiorno e decido di tornare verso l’Ostello. Ho ancora qualche ora ma preferisco fare con calma e raggiungere la stazione dei bus con anticipo, perché ho il presentimento che non sarà così semplice ne capire da dove partirà il bus, dato che ci sono numerose fermate diverse, ne capire quale sarà quello corretto.

Lascio così l’ostello intorno alle quattro e mi avvio verso la fermata della metropolitana di Kashmere Gate, dove dovrebbe partire il pullman. Scopro presto che il mio presentimento si rivela corretto, dato che inizio a chiedere informazioni e come accade ogni volta quattro persone mi indicano quattro direzioni diverse. Non scherzo. Ho come l’impressione che tante volte alla richiesta di informazioni in molti mi rispondano più che per gentilezza, quasi come non voler ammettere di non sapermi dare una mano. Gentili. Ma intanto mi ci vuole un ora buona ad trovare l’hub dei bus e a capire quale sia il mio. Alla fine, non so bene come, arrivo davanti ad un bus bianco e verde della Himachal Pradesh Pubblic Transport che dovrebbe essere quello corretto. Il cartello appoggiato al vetro con la destinazione scritta in Hindi di certo non mi aiuta, così inizio a chiedere e finalmente tutti mi danno la stessa risposta: “si è il bus per Manali”. In tutta onestà per un po’ho sperato che non lo fosse dato lo sporco e i sedili in plastica che solo a guardarli mi fanno venire male al sedere all’idea ci dovrò passare più di 12 ore. Ma tant’è.

 

Alle sei e quindici puntuale il pullman parte si avvia verso nord, lasciandosi alle spalle il folle traffico serale di Delhi. Non so come ma mi addormento quasi subito, svegliandomi poi verso le dieci per la pausa autogrill prima della lunga nottata.

Delhi mi ha incuriosito, e anche se in realtà non ci ho capito un gran che mi ha fatto una bella impressione. Ci tornerò sicuramente con più calma più avanti, ma ora torno verso le montagne! Non so bene cosa aspettarmi da Manali ma so invece che il Ladakh sarà pazzesco, quindi non posso che essere carico a mille.

Due giorni a Delhi e poi...Goodbye India!

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