Tra i trekking più popolari del Nepal, il percorso che porta al Campo Base dell’Annapurna inizia a pochi chilometri a Nord della città di Pokhara, nella zona centro settentrionale del Nepal. Anche se inizialmente non avevo in programma questo trekking, dopo qualche giorno passato nella città sulle rive del lago Phewa con mille idee in testa sui programmi per le prossime settimane, ho deciso che essendo solo a pochi chilometri dall’inizio del percorso, non potevo perdermi l’occasione di vedere da vicino l’Annapurna. Da un giorno all’altro così ho deciso di partire, con l’idea di percorrere il sentiero in pochi giorni con uno zaino leggero in un mix di escursionismo e trail running.

Per il trekking al Campo Base dell’Annapurna non esiste un punto di partenza obbligatorio, perché la zona è zeppa di sentieri che collegano un villaggio all’altro, ma solitamente si sceglie come inizio il paesino di Phedi, a un paio d’ore di bus a nord di Pokhara,  o quello di Naya Pull, poco oltre sulla strada.

Ottenuto il TIMS e pagato il permesso per entrare nel parco dell’Annapurna (A.C.A.P. Annapurna Conservation Area Project) negli uffici di Pokhara la mattina, lascio la città nel primo pomeriggio in direzione Phedi, da dove ho scelto di iniziare il trekking. Come al solito scelgo di  bus locali e come al solito il viaggio è un avventura, ma alla fine dopo tre bus e un paio d’ore di viaggio arrivo a destinazione.

Più che un paese Phedi è un insieme di poche case e un paio di lodge sparse sul bordo della strada e dato che entrambe hanno gli stessi prezzi e nessuna delle due è disposta a trattare, scelgo quella che a naso mi ispira di più. Il monsone incomincia a farsi sentire e ormai da qualche giorno nel tardo pomeriggio il cielo si copre con grosse nuvole che scaricano un acquazzone di qualche ora e coprono il cielo fino a sera. Oggi non è da meno e il villaggio di Phedi immerso tra pioggia, grigio e nuvole non è esattamente il posto migliore del Nepal. Vorrei iniziare subito a camminare ma ormai sono passate le cinque e non ho bene idea di quanto sia distante il villaggio successivo, così decido a malincuore di fermarmi e aspettare domani.

Se mai vi capitasse di programmare questo trekking evitate di lasciare Pokhara nel pomeriggio, ma fatelo piuttosto la mattina presto in modo tale che potrete subito iniziare a camminare e lasciarvi alla spalle i piccoli villaggi del fondovalle.

Come spesso capita in questo periodo, dopo la notte di pioggia e nuvole la mattina seguente il cielo è azzurro intenso, senza nemmeno una nuvola. Il sentiero per raggiungere il Campo Base dell’Annapurna inizia proprio fuori dalla lodge in cui ho dormito, con una ripida scalinata che in un attimo porta al villaggio di Dhamphus, tra terrazzamenti e campi coltivati. Due cose mi colpiscono. La prima è il verde che mi circonda dopo qualche centinaio di metri di risalita. Il sentiero infatti si apre sulla vallata intorno con scorci pazzeschi e la luce della mattina rende il tutto ancora più bello. La seconda invece è la ripida scalinata che percorro. Sale dritta nel bosco con gradini di altezza irregolare, che costringono continuamente a cambiare passo. Scoprirò ben presto che queste gradinate infinite mi faranno compagnia per tutto il percorso fino al Campo Base dell’Annapurna.

Salendo a Dhampus

Dopo Dhampus per un po’ la pendenze si fanno più dolci e con una piacevole camminata attraverso i villaggi di Deuralii, Tolka e Landruk. Lungo il cammino si incontrano decine di lodge, segno evidente della popolarità del trekking al Campo Base dell’Annapurna, sicuramente tra i più frequentati di tutto il Nepal. Cammino per qualche ora lungo una strada carrabile che con continui saliscendi procede verso nord sul versante destro della vallata. Sullo sfondo, in lontananza, da un po’ si intravede la cima dell’Annapurna, mentre sulla sinistra vedo i piccoli villaggi sparsi qua e la sul pendio sinistro della montagna.

L’Annapurna vista dalla strada per Landruk

Dopo Il pranzo a Landruk continuo in discesa per alcune centinaia di metri fino a raggiungere il fondo valle, tra una fitta vegetazione ed un umidità che man mano perdo quota si fa sempre più fastidiosa. Un ponte sospeso permette di attraversare il fiume e così mi ritrovo sul versante opposto, nel punto dove il sentiero che sto percorrendo si congiunge con quello che sale da Gundruk, un altro possibile punto di inizio del Trekking al Campo Base dell’Annapurna.

Da qui comincia un sentiero che sale davvero ripido. Scalini, scalini e ancora scalini, con rampe dritte nel bosco che salgono per 30 o 40 metri, svoltano ad un tornante e riattaccano. Resto stupito. Data la popolarità del trekking pensavo di affrontare una semplice passeggiata, invece è un percorso davvero impegnativo, semplice, ma che non da davvero un attimo di respiro. Sicuramente il percorso per il Campo Base dell’Annapurna è molto più faticoso di quello che da Lukla porta al Campo Base dell’Everest e a mio avviso anche del ben più lungo percorso del circuito dell’Annapurna.

La cosa positiva di queste gradinate è che permettono di guadagnare quota molto velocemente, così dopo il milionesimo gradino si arriva dapprima a Junhi, un piccolo villaggio arroccato sulla costa della montagna dove è possibile rilassarsi in una sorgente termale da cui sgorga acqua a più di 30 gradi, e poi ancora più in su fino a Chhomrong, dove il sentiero si congiunge con quello che sale da Naya Pul. Da qui in poi fino al Campo Base dell’Annapurna il percorso è unico.

Nelle ultime ore il cielo azzurro della mattinata è stato coperto da grosse nuvole grigie ed intorno alle tre del pomeriggio inizia a piovere. Inizialmente sono poche gocce che però si trasformano presto in un bell’acquazzone che mi costringe a fermarmi.

Gradini, gradini, gradini!

La stagione primaverile del trekking sta ormai finendo, cosicché pur essendo quello del Campo Base dell’Annapurna uno dei trekking più frequentati, non ci sono molti turisti lungo i sentieri. La maggior parte dei lodge è vuota o semivuota: c’è davvero l’imbarazzo della scelta e contrattando un po’ si riescono a strappare anche degli ottimi prezzi. Scelgo il Mona Lisa lodge, con camera gratis, doccia calda gratis, wifi, carica batterie e Dal Bhat a 500 rupie. Paragonate a quelle che ho incontrato negli scorsi mesi, quando sono stato anche più di due settimane senza farmi una doccia, qua i lodge sembrano dei veri e propri hotel, e devo ammettere che questo “lusso” cozza un po’ con la naturalezza del paesaggio che mi circonda.

Divido il lodge con una famiglia thailandese che a fine serata mi lascia email e numero di telefono e si raccomandano di contattarli se deciderò di passare di li che sarò loro ospite…Perché no!?

La mattina successiva inizio a camminare molto presto, per sfruttare il più possibile il bel tempo delle prime ore del giorno ed arrivare a destinazione evitando la pioggia del pomeriggio, che ormai è diventata è diventata un appuntamento fisso.

I 6993 metri del Machapuchare, conosciuto anche come Fish Tail per la caratteristica doppia punta che ricorda appunto la coda di un pesce, svettano proprio di fronte al villaggio e mi fanno compagnia per la prima parte del cammino, fino a che il sentiero si butta in un fitto bosco. Questa montagna dal profilo inconfondibile è considerata sacra dalla popolazione locale e per questo motivo l’alpinismo è vietato sulle sue pareti: nonostante la sua spettacolarità, la cima è tutt’ora inviolata!

Il Machapuchare

Il percorso di oggi inizia come era finito quello di ieri: gradini! Questa volta però inizio in discesa perdendo circa 300 metri di quota, prima di attraversare il fondo della vallata su un altro ponte sospeso e iniziare una lunga salita in direzione del Campo Base dell’Annapurna, che vorrei raggiungere oggi. Ho circa 2400 metri di dislivello positivo da affrontare, ma per questo trekking ho deciso di portare con me solo l’essenziale, lo zaino leggerissimo mi permette di salire senza troppi problemi.

Da Chhomrong si scende fino ad un ponte sospeso per poi iniziare la lunga salita all’ ABC

Purtroppo però il piano di sfruttare il bel tempo mattutino fallisce: poco prima delle dieci il cielo comincia a rannuvolarsi e inizia a scendere una pioggia leggera. In poco tempo le nuvole si trasformano in una fitta nebbia e la visibilità si riduce al minimo. Continuo a salire seguendo il sentiero nel bosco ma purtroppo il paesaggio che mi circonda è completamente coperto. Resto stupito quando mi trovo davanti un gruppo di scimmie, che quando mi vede arrivare scappa in tutta fretta tra gli alberi; mai avrei pensato vivessero così in alto! A parte questo incontro però la salita è piuttosto noiosa, più che altro perchè con la visibilità a zero mi sto perdendo tutto panorama della valle.  Attraverso quattro o cinque piccoli gruppi di lodge in cui è possibile trascorrere la notte ma decido di continuare e finalmente, intorno ai 3300 metri, quando il sentiero lascia il bosco per continuare tra rocce e prati, il cielo si apre un po’.

 

Il cielo si apre per qualche minuto intorno ai 3300m

Arrivo ad un gruppo di lodge costruiti a 3700 metri sotto le pareti del Machapuchare e decido di fermarmi per pranzo, con l’idea di affrontare poi gli ultimi 400 metri fino al Campo Base dell’Annapurna. Purtroppo però il cielo si riannuvola di nuovo e torna la nebbia. Sono stanco, bagnato, infreddolito e pure un po’ incazzato perchè da qua il panorama con il bel tempo deve essere davvero spettacolare e con sto tempo me lo sto perdendo. Ma alla fine, dopo quasi due mesi di trekking, rifletto che questo è il primo vero giorno di brutto tempo e direi che ci sta, anzi, mi è andata di lusso!

Decido così di fermarmi, sperando nella giornata di domani. Ormai la visibilità è zero. Dalla finestra della piccola camera che ho trovato non riesco a vedere la maglietta che ho steso sul davanzale all’aria. Alle sette sono a letto, con la sveglia puntata alle 3.45. Ho deciso che voglio vedere il sole sorgere dietro l’Annapurna!

Il Campo Base dell'Annapurna

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