In poco meno di un paio d’ore sono di ritorno a Langmale, da dove ero partito questa mattina e dove avevo lasciato il grosso zaino per salire più leggero e veloce verso il campo base. Dopo una mattinata spettacolare il cielo piano piano ha iniziato a rannuvolarsi e quando riparto dalla piccola lodge dopo aver mangiato qualche pancake ormai la vallata è avvolta in una fitta nebbia. Non si vede a più di alcune decine di metri e la temperatura ha iniziato anche ad abbassarsi. Nei giorni scorsi avevo sentito in contrato una guida di ritorno dal capo base con cui avevo scambiato qualche parola e che mi aveva avvisato che erano previsti peggioramenti, ma poi era stato lui stesso a dirmi che queste previsioni vanno prese con le pinze perché il tempo qua è davvero difficile da prevedere.

Invece il brutto tempo sembra essere arrivato davvero e così mi ritrovo a scendere seguendo il sentiero che avevo affrontato ieri in salita. Non si vede davvero più nulla e sembra che debba iniziare a piovere da un momento all’altro. Probabilmente in alto deve avere già piovuto, o forse il caldo degli ultimi giorni ha sciolto un sacco di neve, non so, ma i ruscelli che ieri avevo attraversato tranquillamente si sono gonfiati in modo impressionante e più volte mi obbligano a immergermici fini agli stinchi. Scendo veloce perché non ho voglia di camminare sotto la pioggia. Il sentiero peggiora parecchio man mano scendo e in certi tratti è completamente stato coperto dall’acqua che scende a modi ruscello. Imposto il navigatore sull’orologio per seguire la traccia di ieri; se fossi dovuto salire oggi sicuro non sarei riuscito a ritrovare la strada. E probabilmente non avrei nemmeno avuto la vista sul Makalu di cui ho potuto godere questa mattina…che culo!

Ormai cammino con i piedi nell’acqua. Mi ci vogliono più di due ore per tornare a Yangle Kharka e anche li il tempo è pessimo. Spero che le condizioni migliorino per domani perché devo superare il tratto più impegnativo del trekking, questa volta in senso inverso, e sono preoccupato che anche più a valle i fiumi e i ruscelli si siano gonfiati.

 

 

Nel lodge questa sera non sono solo. C’è con me un uomo sulla cinquantina, seduto al tavolo a bere the caldo con la cartina del Makalu. Mi fa qualche domanda sul percorso e mi chiede come è il sentiero a salire. Sembra un trekker normalissimo, ma quando iniziamo a parlare scopro che è una guida alpina tedesca con all’attivo parecchi ottomila e che sta salendo fino al campo base. Ha in programma di scalare in solitaria il Makalu e poi scendere e spostarsi in elicottero fino al campo base dell’Everest per salire in solitaria il Lothse. Ho davanti a me un alpinista, uno di quelli che le montagne le scala veramente, e ne approfitto per bombardarlo di domande. Mi racconta dell’Everest, del Broad Peak, del Denali che ha scalato almeno una ventina di volte e di tante altre montagne sparse nel mondo.

Ha spedito l’attrezzatura al campo base del Makalu in elicottero e recupererà il tutto tra un paio di giorni per poi iniziare la salita alla montagna senza portatori. Mi fa notare che il Makalu è si la quinta montagna al mondo, ma che nessun altra ha un trekking che porta al campo base che parte da una quota di soli 700 metri e che permette di salire così per quasi 8000 metri di quota!

Siamo al 18 di aprile e ipotizza di arrivare alla vetta intorno alla metà di maggio, quando dovrebbe esserci la prima di due finestre di bel tempo. Dopo di che scenderà e dal campo base dell’Everest proverà a salire il Lothse sfruttando l’acclimamento del Makalu. Mi parla della salita come se fosse la cosa più naturale del mondo. Dice che ama salire da solo perché può gestirsi e non deve pensare alla sicurezza altrui ma solo alla sua e che non è particolarmente spaventato ma spera solo che il tempo sia buono lassù, perchè, dice, il meteo sull’Himalaya fa l’80% della spedizione.
Parliamo anche di Kilian, di Ueli Steck che in quei giorni era in Tibet per l’acclimatamento e della traversata del Kanchenjunga, su cui è davvero scettico per le difficoltà che presenta. Alla fine gli chiedo quale è la montagna che ama più di tutte e mi dice che una delle sue preferite è l’Ama Dablam, che ha scalato numerose volte, una delle quali in sole 16 ore andata e ritorno dal villaggio di Pangboche….Assurdo. Ma poi mi dice che tra tutte quella che ama di più non la conosco, perché non supera i 2000 metri ed è dietro casa sua.
Capisco perfettamente.

Dopo averlo asciugato ce ne andiamo a letto ma prima mi faccio lasciare il suo contatto Facebook e il sito su cui seguire live la traccia gps e gli aggiornamenti scritti che manda dal apparecchio satellitare che ha con se. Continuerò a seguirlo nei giorni successivi con costanza. Dopo tre tentativi non ha ancora raggiunto la vetta a causa del mal tempo e ieri è tornato intorno ai seimila metri in attesa di un quarto tentativo il 27 maggio. Alcune settimane fa ha raccontato di aver recuperato uno Sherpa accasciato a quasi 7000 metri con forti segni di mal di montagna che poi è stato evacuato in elicottero. Penso a come deve essere vivere un avventura come la sua, e passare più di un mese a oltre 6000 metri in una piccola tenda…assurdo! Per curiosità qui potete trovare il link per seguire il live.

Domani partirò prestissimo sperando che la pioggia mi risparmi e ho intenzione di scendere fino a Tashingoan. Sarà una giornata lunghissima, forse la più lunga da quando sono partito più di un mese fa per il trekking, ma dato che il meteo sembra andare peggiorando nei prossimi giorni preferisco riportarmi in basso.
Sento qualche goccia di pioggia cadere su tetto in lamiera ma incrocio le dita!

Scoprirò la settimana successiva che il meteo ha continuato a peggiorare nei giorni successivi e che qualche giorno più avanti una frana causata dall’acqua ha distrutto la piccola lodge di Langmale. Fortunatamente il tutto è successo di giorno e gli occupanti sono rimasti illesi. Ma di Langmale non resta nulla. Probabilmente il tutto verrà ricostruito ma se mai decideste di fare un trekking in queste zone informatevi sulle condizioni del lodge.

Da Yangle Kharka a Num. La fine del trekking al Makalu
Il Campo base del Makalu

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