Il piccolo villaggio di Num sorge a circa 1500 metri d’altezza sulla cresta di una grossa collina la cui sponda scende dritta verso il fondo della vallata attraversata dalle ripide correnti del fiume Arun. Ho dormito nella prima lodge che si incontra entrando nel villaggio e dopo una super colazione con patate al curry e chapati (una sorta di piadina) sono pronto a partire. Proprio sotto l’ingresso un grosso cartello giallo da il benvenuto ai trekker nel parco naturale del Makalu Barun e una piantina dipinta mostra i sentieri che si possono percorrere. Alle sette e mezza mi incammino attraversando la via centrale del villaggio che è ancora deserto, con le saracinesche dei pochi negozi abbassate.

 

Lascio Num lungo una strada in discesa da cui, dopo un centinaio di metri, sulla destra si stacca un sentiero che scende a capofitto fino a fondo valle. Dopo pochi minuti di cammino ho un assaggio di quello che mi aspetterà nei giorni successivi. La scalinata è un muro che scende dritto a fondovalle, con scalini in pietra alti fino a mezzo metro che mi costringono a scendere con estrema attenzione. La discesa nel primo tratto taglia campi coltivati  attraversando di tanto in tanto il cortile di qualche piccola casa e successivamente si infila in un fitto bosco.

Dopo un altro po’ di cammino arrivo finalmente a fondo valle, dove un ponte sospeso mi permette di attraversare il fiume Arun e risalire sull’altra sponda. In meno di due chilometri scendo di quasi 800 metri di quota, passando da 1520m a 750m. Da qui in poi si ricomincia a salire e il sentiero sull’altro versante della valle è la fotocopia del primo, solo che questo è da percorrere in salita.

A 1550 metri, praticamente alla stessa altezza di Num ma sull’altro versante della montagna, raggiungo il villaggio di Sedwa, dove decido di fermarmi per un the. Fa davvero caldo e l’umidità è davvero alta, tanto che devo cambiarmi la maglietta perchè fradicia!

La fortuna vuole che il lodge è gestito da un ragazzo, la cui famiglia ha costruito gli unici lodge presenti lungo il percorso per raggiungere il campo base del Makalu e così ho finalmente la conferma che i lodge esistono e che sono aperti. Mi dice che nelle prossime due lodge che incontrerò lungo il percorso troverò le sue sorelle, mentre nella terza il cognato e nella quarta il fratello. L’ultima lodge prima del campo base è gestita invece da una cugina e quella del campo base dal marito di lei.

Praticamente questa enorme famiglia formata da più di dieci fratelli, quattro o cinque anni fa ha deciso di aprire dei lodge lungo il percorso che porta al campo base e che prima di allora era possibile effettuare solo campeggiando.

Sentire che tutti i lodge sono aperti e che per di più le condizioni dei sentieri sono abbastanza buone mi toglie un peso di dosso e lascio Sedwa tranquillo e rilassato, convinto di poter arrivare fino a destinazione e con la voglia di godermi al massimo il cammino che ho davanti.

Da Sedwa il sentiero sale ripido ancora qualche centinaio di metri per poi spianare e diventare più scorrevole. Attraverso alcuni gruppi di capanne in legno con il tetto in paglia costruite tra il verde e le rocce della montagna e contornate da piccoli appezzamenti di terra in cui i contadini sono impegnati a lavorare. Attraverso anche un grezzo campo da pallavolo in sabbia in cui un gruppo di ragazzi sta giocando una partita e quando mi vedono si fermano per scambiare qualche battuta. Un ultimo ripido strappo mi porta fino al villaggio di Narbugaon da cui posso vedere in lontananza la mia destinazione di oggi: un gruppo di case dai tetti azzurri che formano il villaggio di Tashigaon.

Da qui in poi il sentiero è un continuo saliscendi con bellissimi scorci sulle montagne circostanti, anche se sulle montagne in lontananza incomincio a vedere alcuni nuovoloni neri farsi sempre più bassi. Un’ultima rampa di scale mi porta fino nel piccolo centro di Tashigaon a 2100m, dove una ragazza seduta su un muro in pietra appena mi vede si alza in piedi dicendomi che mi stava aspettando. E’ la sorella del ragazzo che ho incontrato a Sedwa ed era stata avvertita del mio arrivo. Scopro che a Tashigaon infatti esiste anche una seconda lodge, e probabilmente per non rischiare di perdere l’unico ospite della giornata ha preferito venirmi in contro e farmi strada verso quella gestita da lei. La ragazza ha poco più di trent’anni ed è davvero gentile. Mi fa un sacco di domande sull’Italia e sulla cultura europea e mi racconta anche che ha una sorella che vive a Padova ed è sposata con un Italiano, mentre un’altra vive in Repubblica Ceca e una in Giappone, paese che ha visitato anche lei e di cui mi mostra un sacco di foto. Non riesco a capire con precisione quanti fratelli siano in tutto ma sicuramente sono più di dieci! Incontro anche la madre ed il padre che vivono nel piano superiore del lodge. Sono ancora giovani ed arzilli e anch’essi molto gentili.

Sono l’unico ospite e passo il pomeriggio sul bellissimo prato di fronte alla lodge che guarda sulla vallata a modi terrazzo. Purtroppo verso le cinque le nuvole si fanno sempre più scure ed inizia a piovere, prima qualche goccia e poi un vero e proprio diluvio. Passo la serata leggendo un vecchio libro di Messner che parla dello Yeti tradotto in inglese e cenando come al solito con abbondante dal bat. La pioggia continua a cadere abbondante ed è un piacere sentirla picchiare forte sul tetto in metallo della mia piccola camera. Sono al caldo nel sacco a pelo mentre furi tempesta ma sono rilassato all’idea che il percorso che affronterò nei prossimi giorni è in buono stato e che troverò lungo il cammino tutti i lodge aperti. Domani mi aspetta una lunga salita di 1500 metri fino a Kongma e se le gambe saranno fresche continuerò ancora fino al passo Shipton La a 4200m.

Mi addormento leggendo con il rumore della pioggia in sottofondo e con tanta voglia di ripartire.

 

Da Tashigaon a Khongma. Tanta salita in compagnia
Da Tumlingtar a Num verso il trekking al campo base del Makalu

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