Lascio la piccola stanza di Gothe Bazar intorno alle sei del mattino per poter camminare qualche ora al fresco prima che le temperature salgano fino ad oltre trenta gradi. Mi aspettano sei o sette ore di cammino per raggiungere Tumlingtar. Il sentiero presente fino a qualche anno fa è stato trasformato in una larga strada sterrata pianeggiante percorribile da moto e da fuoristrada che taglia risaie e piantagioni di banane. Di tanto in tanto attraverso qualche piccolo agglomerato di case e minuscole fattorie con animali al pascolo nei campi intorno ed incrocio ancora parecchie persone diretta al Salpa Lake per festeggiare il capodanno nepalese.

Fortunatamente nessun mezzo a motore percorre la strada e così cammino per parecchie ore in un silenzio irreale, che sembra essere amplificato in qualche modo dalla leggera nebbia che come al solito avvolge i verdi pendii delle colline nepalesi dandogli uno strano effetto di colore sbiadito.

Prima di scendere in picchiata al villaggio di Chewabesi, sulle rive del fiume Arun, la strada sale ripida a tornanti per qualche centinaia di metri. Il caldo incomincia a farsi sentire e mi fermo più volte a riempire la borraccia con l’acqua dei piccoli ruscelli che scendono dalla valle.

D’un tratto a un centinaio di metri da me vedo un’ombra che attraversa la strada e si ferma sul ciglio. Non ci posso credere, è una scimmia! Pochi giorni fa camminavo tra gli Yak a più di 3000 metri di quota e oggi mi ritrovo nella giungla, in un ambiente totalmente diverso.

Percorro la lunga discesa fino a fondo valle e finalmente arrivo sulle sponde dell’Arun. Questo grosso fiume nasce in Tibet per poi scendere nel Nepal Orientale attraversando il massiccio del Makalu e del Kangchenjunga. E’ il più grande fiume himalayano e nel tempo ha scavato quella che è comunemente conosciuta come la valle più profonda al mondo, caratterizzata da giungla e foreste che ospitano migliaia di specie diverse di flora e fauna.

Attraverso il piccolo villaggio di Kattike Ghat, una lunga strada sterrata di cinque o seicento metri ai cui lati sorgono piccole case e qualche negozio. Gli abitanti sembrano sorpresi di vedere un turista e più persone mi fermano chiedendomi da dove vengo e per quale motivo mi trovo li. Gli racconto del trekking iniziato a Lukla ma quasi nessuno conosce i villaggi della vallata distanti più di uno o di due giorni di cammino. Questa è una cosa che ho notato spesso in queste settimane: nei villaggi la maggior parte della popolazione ignora i percorsi dei trekking così come i nomi delle più famose montagne.

Il sentiero attraversa l’Arun tramite un lungo ponte sospeso e poi prosegue per circa mezz’ora lungo la sua sponda sinistra su un percorso di sabbia e sassi che porta fino al piccolo villaggio di Chewabesi. Mi fermo per pranzare in un piccolo ristorante che serve un ottimo e super abbondante dal bat per 150 rupie, circa un euro e quaranta! Essendo questa una zona poco turistica, il costo della vita è veramente bassissimo e difficilmente per un pasto completo si riescono a superare le 200 rupie. Il ristoratore mi offre del Chyang, una bevanda alcolica simile alla birra ma prodotta dalla fermentazione del riso. Sono titubante perché ho ancora più di due ore di cammino sotto il sole e l’alcool non è la cosa più indicata, ma non posso non accettare e ne bevo due bicchieri.  La bevanda viene servita fresca mischiata ai semi di una pianta che tutt’ora ignoro ed è davvero dissetante, con una gradazione alcolica in realtà molto bassa. Ringrazio e riparto dal villaggio lungo una noiosa stradona sterrata che costeggia l’Arun con infiniti saliscendi.

Devo ammettere che quest’ultimo pezzo di percorso fino a Tumlingtar è non ha il fascino dei sentieri dei giorni scorsi e in più il caldo e l’afa sono insopportabili. Mi fermo in tre o quattro piccoli chioschi che incontro lungo la strada a riempire la borraccia e rinfrescarmi, chiedendo più volte alle persone che incontro quanto tempo manca per raggiungere Tumlingtar e ricevendo ogni volta una risposta completamente diversa da quella che mi è stata data in precedenza.

Amo il Nepal e i nepalesi, ma davvero non fidatevi mai delle tempistiche che vi danno quando chiedete loro quanto tempo ci si impiega per raggiungere un posto, o fatelo, ma sappiate che il margine di errore medio è di un paio d’ore!

Finalmente arrivo a Tumlingtar. Sono stanco e zeppo di polvere così cerco subito un albergo per farmi una doccia, possibilmente calda, dato che sono due settimane che vivo con acqua ghiacciata. Trovo l’Arun Hotel nel centro della piccola città con un bellissimo giardino interno e decido di fermarmi qua. Anche questo trekking è terminato!

Tra tutti i sentieri percorsi nelle ultime settimane, quelli degli ultimi giorni sono senza dubbio quelli che mi hanno colpito di più! Sicuramente il panorama della regione dell’Everest è un’altra cosa, ma la diversità dei paesaggi che si attraversano da Lukla a Tumlingtar, l’assenza totale di turisti e la cultura ancora incontaminata dei villaggi che si incontrano sul percorso è qualcosa che vale senz’altro la pena di scoprire.

Domani mi prenderò un giorno di riposo per prepararmi al trekking verso il campo base del Makalu. Ho comprato un sapone per fare il bucato e mi sono messo d’impegno a lavare i vestiti sporchi e zeppi di polvere. Se devo tirare le somme questa è stata la parte più dura delle ultime quattro settimane di trekking!

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Da Gurase, l'ultimo villaggio sherpa fino a Gothe Bazar. Passando dalla montagna alla giungla!

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