Vengo svegliato poco dopo le cinque dalle urla dei du fratellini che stanno giocando sul grosso terrazzo in legno proprio fuori dalla mia camera. La prima luce del giorno lascia intuire che quella di oggi sarà un’altra splendida giornata di sole in cui mi aspetta una lunghissima discesa di più di 1500m verso il villaggio di Phedi a fondo valle  e poi un altro lungo tratto in leggera discesa fino a Gothe Bazar, che ho fissato come destinazione odierna.

Dopo aver superato una piccola collina appena oltre il villaggio di Gurase il sentiero scende veloce alternando dolci tratti di bosco alle solite dure scalinate che tagliano ripidi pendii erbosi. Fin di primo mattino incontro diverse persone locali che camminano in direzione opposta alla mia e salgono lentamente lungo il duro percorso. Mi informo. Il 14 aprile, tra soli 4 giorni, cade il capodanno nepalese e parecchie persone salgono dai villaggi della valle fino al Salpa Lake per festeggiarlo. Scopro che il Nepal infatti non segue il calendario gregoriano ma bensì il Vikram Samvat, un calendario induista seguito anche nell’india del nord avanti di 57 anni rispetto al nostro. Il primo mese dell’anno inizia all’incirca intorno alla metà di aprile e così tra pochi giorni si concluderà l’anno 2073 ed inizierà il 2074!

La cosa interessante è che le persone che incontro sono tutte di etnia rai, e quindi intuiste, mentre la popolazione di etnia sherpa di fede buddista non festeggia questa ricorrenza. Il villaggio di Gurase in cui ho passato la notte è l’ultimo villaggio Sherpa che si attraversa scendendo verso Tumlingtar e ora capisco come mai la famiglia che mi ha ospitato per la notte, durante la lunga chiacchierata che abbiamo avuto, non ha mai fatto alcun cenno alla ricorrenza.

Incontro persone di ogni età. In pochi salgono da soli, mentre la maggior parte delle persone sale in piccoli gruppetti con amici o familiari, portando zaini o gerle con l’occorrente per trascorrere lassù qualche giorno. Molti tra questi hanno in mano piccole gabbie di bambù in cui tengono piccioni che, a quanto ho capito, verranno liberati al lago come segno di buon auspicio per l’anno nuovo. Alcuni gruppi sono formati da persone che salgono suonando tamburi e campanelle facendo un gran baccano.

A metà discesa mi fermo a bere un the e poco dopo un grosso gruppo di persone si ferma nello stesso posto. Ci sono con loro due anziani signori vestiti in abiti tradizionali bianchi, con collane, gioielli e un bellissimo copricapo di piume. Non riesco a capire quale sia il loro ruolo ma devono essere sicuramente persone importanti e tutto d’un tratto iniziano una strana danza mentre intorno a loro le altre persone del gruppo ballano e fanno un gran rumore con gli strumenti. I due sembrano quasi in trance e sudano ma per almeno un quarto d’ora continuano senza fermarsi , impugnando due strani bastoni che appoggiano continuamente su un tronco di legno coperto di muschio tenuto al collo da un ragazzino. Il tutto è molto suggestivo e resto a bocca aperta a guardare con un mix di curiosità e rispetto, avvicinandomi poco alla volta fino a chiedere ai due anziani di poter avere una loro foto. Cercherò di informarmi più volte nei prossimi giorni il significato di questo rito e il perché dell’abbigliamento dei due ma purtroppo non riuscirò a comprenderlo fino in fondo.

Dopo un paio d’ore sono nel piccolo villaggio di Phedi a fondo valle e mi fermo in un minuscolo negozio a comprare dell’acqua. Un gruppo di ragazzi nepalesi seduti vicino mi chiede dove sto andando e, uno di loro, diretto come me verso Tumlingtar, mi propone di continuare il percorso insieme. Scendiamo così lungo la vallata costeggiando un grosso fiume che poco prima del villaggio di Chewabesi sfocia nel più famoso Arun.

In poco più di mezz’ora di cammino il paesaggio cambia completamente. Siamo a poco più di mille metri di quota, quasi duemila in meno rispetto a questa mattina, e il paesaggio montano che mi ha accompagnato negli ultimi giorni sparisce completamente. Al suo posto sentieri sabbiosi, risaie e piantagioni di banane a perdita d’occhio, interrotte qua e la da qualche casa costruita in legno con il tetto in paglia. Resto impressionato dal cambio di paesaggio così repentino. Sto camminando in un Nepal per me completamente nuovo, lontano dall’Himalaya e dalle sue alte cime che per prime vengono in mente quando si pensa a questo paese. Qua sembra di stare piuttosto in una giungla, immersi in un ambiente che ricorda vagamente quello del sud est asiatico.

Il ragazzo con me è partito da Phedi e deve raggiungere il villaggio di Chewabesi, a circa sette ore di cammino. Da li prenderà un taxi diretto ad una città distante altre sei ore di auto per raggiungere l’università e sostenere alcuni esami. Tornerà al villaggio tra circa due mesi. Dopo un’ora ci fermiamo per un the in una piccola capanna poco prima del piccolo villaggio di Doban.

Camminiamo per ore tra campi di riso e banane, fermandoci un paio di volte a bere del the. Fa un caldo cane e lo soffro davvero molto. Per la prima volta dopo un mese scendo sotto i 2000 metri di quota e l’afa e la polvere mi danno parecchio fastidio. Continuo ad incrociare persone che salgono verso il lago Salpa: hanno davanti più di 2500 metri di salita e non li invidio affatto! Lascio il compagno di viaggio al piccolo villaggio di Gothe Bazar, a quasi quattro ore dalla sua destinazione. Nonostante insistesse perché continuassi non ce la faccio proprio e così mi fermo nell’unico lodge presente, proprio sulla riva del fiume.

Sono ormai le due del pomeriggio passate e pranzo con un piatto di riso e qualche banana coltivata dal proprietario del lodge, dopodiché faccio un giro nel villaggio. Molti degli abitanti sembrano sorpresi di vedere un turista ed infatti mi chiedono di fare una foto con loro, cosa che mi capiterà spesso anche nei giorni successivi. Camminando lungo il fiume incontro alcune donne accovacciate nell’acqua intente a catturare con le mani piccoli pesciolini che si nascondono tra i sassi e che poi raccolgono in piccoli sacchetti di tela. Mi fanno capire che sono squisiti e alla sera infatti avrò modo di provarli insieme al solito dal bat.

Decido anche di fare un bagno veloce, non tanto per il piacere di farlo ma perché sono ormai più di dieci giorni che non mi faccio una doccia e così ne approfitto del sole e della bella giornata per lavarmi. L’acqua è gelida ma la sensazione è splendida!

Pulito e asciutto mi sdraio sull’erba in riva al fiue e ci resto fino al tramonto. Se tutto va bene domani in circa sei o sette ore dovrei raggiungere Tumlingtar; anche il terzo tratto di trekking è terminato. Mi guardo intorno e potrei essere lontano migliaia di chilometri dal paesaggio che mi circondava questa mattina, a quasi tremila metri di quota. Un Nepal nuovo, diverso, ma comunque capace di stupirmi.

Da Gothe Bazar a Tumlingtar. Gli ultimi chilometri di un trekking spettacolare!
Da Gudel a Gurase attraverso il Salpa Pass. Tra sorrisi, salita e un bicchiere di troppo.

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