Mi sveglio come al solito prima delle sei quando i primi raggi di sole illuminano la stanza attraverso la finestra che guarda sulla vallata. Scendo la scala a pioli per raggiungere il piccolo cortile del lodge e con la coda dell’occhio vedo il cane raggomitolato sotto un grosso tavolo in legno nella stesso punto in cui l’ho lasciato ieri sera. Appena metto piede a terra però salta in piedi e mi viene incontro scodinzolano e strusciandosi sulle mie gambe, quasi come non aspettasse altro che di rivedermi. Mi siedo a far colazione e si siede accanto a me guardandomi in attesa di avere qualcosa da mangiare e lo accontento con piccoli pezzi di pancake. E’ un amore, ma spero vivamente che la smetta di seguirmi perché si trova ormai a più di 30 chilometri dal villaggio in cui stava e vorrei che in qualche modo vi tornasse. Saluto la gentile signora che gestisce la piccola lodge e riparto, con lui che non ne vuole sapere di lasciarmi.

Il sentiero che lascia il piccolo villaggio di Gudel in direzione del Salpa Pass è uguale a quello che vi ci porta: una ripidissima scalinata con scalini enormi, completamente sproporzionati rispetto alle gambe, che costringono a difficili e lenti passi. La vista del villaggio dall’alto è davvero suggestiva. Decine di tetti blu sparsi sul versante della montagna e di fronte, in lontananza, le piccole case del villaggio di Bung in cui sono passato ieri.

Dopo un’ora buona la salita spiana e diventa più facile, mentre il sentiero taglia il versante sinistro della vallata e sale lentamente. Incontro parecchi abitanti di Gudel che stanno salendo con le gerle vuote per andare a prendere legna nei boschi. Uomini, donne, bambini, giovani e anziani. Tutti salgono e scendono dalla montagna con gerle piene e si danno una mano., ma sempre con il sorriso sule labbra. Ci vogliono più tre ore per andare e tornare da Gudel e scendere la montagna con 30 o 40 chili sulla schiena è massacrante. Ed il tutto serve solo per avere qualche tronco di legna da bruciare sul fuoco.  Eppure ancora una volta tutti hanno il sorriso sulle labbra e non smettono un attimo di ridere e scherzare tra di loro. Partono il mattino presto in gruppo dal villaggio e di tanto in tanto si fermano a riposare e poi continuano lentamente, come se stessero facendo la cosa più normale del mondo. Penso alle facce che si vedono dai finestrini dell’auto nel traffico del mattino quando si va al lavoro. Mi chiedo quale sia la chiave per la felicità e sopratutto se quest’ultima sia in qualche modo connessa ai comfort o al denaro. Mi chiedo anche cosa sia la felicità, se è qualcosa che si raggiunge in qualche modo o se è più semplicemente uno stato d’animo con cui si decide di affrontare la vita quotidiana. Forse la chiave è questa. Investiamo tempo ed energia per cercare di essere felici quando invece sarebbe più semplice essere felici a prescindere ed investire lo stesso tempo e la stessa energia per vivere veramente come vorremmo. Sono confuso.

Poco dopo un ragazzo attira la mia attenzione chiamandomi da una piccola capanna in legno a lato del sentiero e in inglese mi chiede se ho con me medicine per la febbre.  Suo zio, un signore anziano seduto nel cortile della piccola casa, è malato da qualche giorno e non ha farmaci e così gli lascio qualche pastiglia di Tachipirina. Devo insistere per non farmi dare alcun soldo e alla fine prima di ripartire verso il Salpa Pass mi offrono un the per ringraziarmi.

La salita è lunga e fa parecchio caldo, così poco dopo mi fermo in prossimità di una piccola casa in pietra per riempire la borraccia. E’ abitata da una donna e dai tre piccoli figli, due femmine e un maschio, che mi guardano incuriositi. Decido di fermarmi ancora un po’e in un mix di inglese, nepalese e gesti delle mani capisco che il marito è impegnato nella sistemazione della strada che porta al villaggio mentre lei lavora nei campi intorno. I bambini sono uno spettacolo, giocano e scherzano tra di loro fino a che la madre da loro un piatto di dal bath che iniziano a mangiare con le mani, come tipico in Nepal.

Dopo circa tre ore dalla partenza raggiungo il piccolissimo villaggio di Sanam, l’ultimo che si incontra fino al Salpa Pass, costituito da quattro case e due stupa sospesi tra il verde dei prati e l’azzurro del cielo. Un gruppo di uomini è impegnato a costruire una casa e quando li raggiungo stanno facendo una pausa sorseggiando il classico latte e the nepalese. Scambio qualche parola anche con loro e riprendo il cammino verso i 3400 metri del Salpa Pass, circa 700 metri più in alto. Appena fuori dal villaggio dal cortile di una casa spunta un cane nero, simile a quello che mi sta seguendo e inizia ad abbaiargli contro. Il “mio” cane scappa via ed i due iniziano ad inseguirsi a vicenda per i prati che costeggiano il sentiero. Mi fermo e li guardo giocare. Di colpo il cane sembra completamente disinteressato a me e ne sono felice, perciò proseguo, sperando che decida di fermarsi e magari tornare indietro. Così è! Mi giro più volte ma non lo rivedo più. E’ stato un gran bel compagno di viaggio ma realisticamente non avrei mai potuto portarlo con me. Spero solo stia bene e che se la goda all’ombra da qualche parte!

La salita è davvero dura e sembra non finire mai, ma finalmente dopo l’ennesima rampa raggiungo il vecchio stupa sul culmine del passo. Potrei iniziare a scendere ma decido di proseguire ancora in salita verso il piccolo Salpa Lake, un lago a circa 3500 metri di altezza che sembra avere il potere di esaudire tutti i desideri che vengono espressi sulle sue sponde. Sono cotto, ma quando mi ricapita di avere un’occasione simile?!

Il lago è grazioso, anche se sicuramente diverso dal classico lago di montagna che mi sarei aspettato essendo ben oltre i 3000 metri, dato che è completamente immerso nel verde e circondato da prati.

Appena sotto il lago una piccola tenda offre the e biscotti. Siamo vicini al capodanno nepalese che cade il 14 aprile e molti abitanti dei villaggi circostanti saliranno al lago per festeggiarlo, così un simpatico signore ha deciso di fare business, come dice lui,  per qualche giorno costruendo un piccolo ristoro temporaneo.

Riparto e scendo fino ad arrivare in una grossa casa in legno proprio sotto il villaggio Sherpa di Gurase  a circa 3000 metri, dove chiedo ospitalità per la notte. La casa è vecchia e malandata ma ha un fascino particolare che la da un tocco tra il misterioso e il romantico. La stanza da letto è al piano di sopra e si raggiunge attraverso una scala che sembra più una parete d’arrampicata. Non ha porte e le pareti hanno buchi qua e la, mentre il materasso non è più alto di mezzo centimetro ed il cuscino non è altro che un sacco di riso riempito con del fieno. Vi vive una gentile famiglia con due bimbi piccoli e la loro nonna. Passo il pomeriggio davanti al fuoco con loro mentre i bimbi giocano nei prati intorno la casa. La famiglia non parla inglese, ma in qualche modo riusciamo a capirci e a scambiare qualche parola bevendo di tanto in tanto del Rakshi, il tipico liquore nepalese.

Sarà che non tocco alcool da giorni o sarà la stanchezza ma mi rialzo dopo cena chiaramente ubriaco e in un attimo mi butto nel sacco a pelo senza nemmeno cambiarmi e piombo in un sonno profondo.

Domani mi aspetta una lunghissima discesa fino al villaggio di Piedi a fondovalle e poi un saliscendi che mi porterà al villaggio di Gothe Bazar, a soli 700 metri di quota. Rivedrò la montagna vera solo tra qualche giorno quando inizierò il trekking per il campo base del Makalu ma va bene così. Le gambe iniziano ad essere stanche e ho bisogno di qualche giorno più leggero per recuperare le forze!

Da Gurase, l'ultimo villaggio sherpa fino a Gothe Bazar. Passando dalla montagna alla giungla!
Dal Surki Pass a Bung e Gudel attraverso le terre rai

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