Dal passo inizia un’altra lunga discesa verso il fondo della vallata dove sorge il “grosso” villaggio di Bung. Un piacevole sentiero scende per qualche ora attraverso un fitto bosco colorato dal rosso intenso dei rododendri sbocciati che, nonostante si trovi a più di 2500 metri di quota in alcuni tratti assomiglia ad una vera e propria giungla.

Improvvisamente il bosco termina e il sentiero si affaccia su un prato verde intenso su cui sorge una piccola casetta in legno fuori dalla quale sventolano le tipiche bandiere di preghiera. E’ l’ennesimo spettacolo inaspettato che mi regala questo trekking. Sono completamente solo e ancora una volta decido di fermarmi e sedermi a godermi il panorama che ho di fronte, con il cane che fa lo stesso e si sdraia vicino a me. Pochi posti mi hanno trasmesso una sensazione di tranquillità e pace come quelli che sto attraversando in questi giorni. Sono lontano da tutto. Non esiste altro che la natura che mi sta intorno, interrotta di tanto in tanto da casette o piccoli villaggi che tuttavia non la rovinano ma anzi, misteriosamente, la abbelliscono e la completano.

Lasciato il bosco alle spalle il sentiero spiana e attraversa un vecchio stupa completamente avvolto dal muschio per poi buttarsi a capofitto lungo attraverso i campi coltivati a terrazzamenti e minuscole fattorie. Dopo un’ora buona di discesa mi rendo conto di non essere sulla strada giusta perché, secondo la cartina, avrei dovuto attraversare il villaggio di Kiraule in cui avevo pianificato di fermarmi per un boccone ma che invece non ho proprio visto.

Mi fermo a chiedere ad alcuni contadini intenti a lavorare la terra e non senza difficoltà nel farmi comprendere capisco che effettivamente sono più a valle rispetto al sentiero che avrei dovuto seguire. Impiego una mezz’oretta di cammino a rimettermi sulla strada corretta ma ormai il villaggio è alle spalle e dato che sono piuttosto stanco preferisco continuare a scendere verso valle senza risalire e pranzare così ne villaggio di Bung, che dovrei raggiungere in meno di due ore. Continuo così verso valle con il cane che continua a seguirmi fermandosi di tanto in tanto a bere in qualche ruscello per poi riportarsi di corsa dietro di me.

Bung è un villaggio piuttosto grande, abitato da circa 3000 persone e costruito sulla sponda settentrionale della vallata in cui tagliata dal’ Hunkur Brangka. E’uno dei vari punti di ingresso del Makalu Barun National Park e scendendo verso sud da Lukla è il primo villaggio non Sherpa che si incontra. Bung infatti è abitato da una popolazione di etnia Rai, un gruppo etnico che rappresenta poco meno del 3% della popolazione totale nepalese presente sopratutto nella parte orientale del paese. Le donne di etnia Rai indossano foulard a modi turbante, bellissime collane dorate e grossi orecchini sui lobi e sul naso. Avvicinandomi al villaggi, ne incontro parecchie che risalgono il sentiero trasportando grosse gerle in paglia zeppe di prodotti acquistati probabilmente al mercato di Bung.

La cosa più assurda di questo villaggio è che è costruito su un ripidissimo pendio che va da 1800m a circa 1300 e così tra le prime case che si incontrano scendendo e quelle poste più in a valle ci sono quasi 500 metri di quota di differenza, cosa che costringe gli abitanti a fare quotidianamente dislivelli incredibili.  Mi fermo a mangiare in un piccolo ristorante proprio nel centro del villaggio quando sono quasi le quattro del pomeriggio. Altra peculiarità Rai è l’ottima cucina speziata e, per poco meno di due dollari, mi riempio con un’ottima zuppa e fantastici momo in compagnia di alcune donne appena tornate dal lavoro nei campi.

Bung visto dalla salita verso Gudel

Proprio di fronte Bung, simmetrico sull’altra sponda sud della vallata ma un paio di centinaia di metri più in alto, sorge Gudel, un altro villaggio Rai della stessa dimensione del primo. Il sole sta scendendo piano piano e, se la parte della vallata di Bung resta all’ombra, quella di fronte con Gudel è illuminata dagli ultimi raggi della giornata e così mi viene voglia di raggiungerla. Dal fondo della vallata proprio sotto Bung inizia poi una lunghissima salita di più di 2300 metri fino al Salpa Pass e se riesco a raggiungere Gudel oggi posso spezzarla e rendere meno tosta la giornata di domani. Vado!

Il pasto a Bung mi ha ridato forza e così parto veloce verso il fondo della vallata, prima di iniziare la ripida risalita di circa 600 metri. Sono convinto di arrivare in meno di un ora e mezza. Purtroppo però, forse sottovalutando la difficoltà della salita o forse sopravvalutando le mie gambe, mi pento presto della scelta fatta.

Avrei potuto essere tranquillo sdraiato su un prato di Bung e invece sono completamente cotto con un vero e proprio muro di fronte da affrontare. Salgo davvero pianissimo con il cane che mi segue a pochi metri mentre gli ultimi raggi di sole illuminano le prime case del villaggio sopra di me. Ormai si sta facendo buio e mi manca ancora un’ora buona per arrivare e così, con la frontale da qualche parte nello zaino, per non fermarmi mi faccio luce con il cellulare. Dopo un’eternità arrivo a Gudel che sono quasi le otto di sera, sperando di trovare una guesthouse che mi dia ancora un letto e qualcosa da mangiare. La prima in cui provo a chiedere purtroppo è chiusa ma fortunatamente trovo ospitalità poco sopra. Dopo l’ennesima scalinata in pietra alla fine arrivo. Sono distrutto e credo lo sia anche il cane, dato che pochi minuti dopo l’arrivo sta già dormendo profondamente sotto il tavolo. Gli butto alcuni biscotti e si sveglia: non ha mangiato nulla in tutto in giorno e chiedo gentilmente alla signora della guesthouse di dargli un po’ di avanzi di riso. Lui scodinzola e in un attimo divora tutto. Se fossimo in Italia lo terrei con me, ma so benissimo che qua la cosa è infattibile e devo trovare una soluzione perchè non posso continuare a portarmelo dietro! Magari domani mattina se ne andrà, ma ora sono troppo stanco per pensarci.

Che giornata! Sono partito poco dopo le sette del mattino e sono arrivato a destinazione dopo tredici ore. Ho voluto esagerare e l’ho pagata, ma alla fine ne è valsa la pena! Lo spettacolo delle luci del paese di Bung sull’altro versante della montagna infatti ripaga ogni sforzo e così prima di buttarmi a letto resto affacciato alla finestra della camera per almeno un’ora nel silenzio assoluto con un leggero vento fresco in faccia. Non vedo l’ora di ripartire. Buonanotte Nepal.

Da Gudel a Gurase attraverso il Salpa Pass. Tra sorrisi, salita e un bicchiere di troppo.
Da Panggbon in un paesaggio da favola fino al Surki Pass

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