Il sentiero lascia Panggbon con una salita che si fa sempre più ripida mano a mano che ci si avvicina al Pangomm Pass, all’incirca 300 metri sopra il villaggio a quota 3174m.

Pochi minuti dopo essere partito mi accorgo che una cane nero di media taglia mi sta seguendo dal villaggio.  Mi giro più volte urlandogli di tornare indietro ma non c’è verso. Appena alzo la voce si ferma e mi guarda un po’ smarrito, ma non appena riprendo a camminare torna a seguirmi ad un paio di metri di distanza scodinzolando.

Poco prima del passo mi volto e il panorama mi lascia a bocca aperta.  Sul pendio a destra spunta dal bosco un piccolo monastero dai colori sgargianti e dietro, in lontananza nella prima luce del mattino, svettano alcune cime innevate della regione dell’Everest.  Per un po’ di giorni camminerò a quote più basse e so che probabilmente sarà l’ultima volta in cui potrò godere del panorama himalayano che catatterizza la regione dell’Everest. Mi fermo qualche minuto nel silenzio del mattino a guardare e poi riparto, per scollinare qualche minuto dopo.

Al di la del passo inizia una lunghissima e ripida discesa di più di 1300 metri che attraversando alcuni minuscoli villaggi porta fino al fondo della vallata, dove scorre il fiume Hinku Drankga.

Scendendo posso vedere di fronte a me le case del minuscolo villaggio di Najingdingma e poco sopra a quota 3085m il Surki Pass che dovrei superare in giornata. In linea d’aria non sono distanti più di tre o quattro chilometri ma valle che li divide rende il percorso veramente lungo e impervio. I sentieri in questa parte di Nepal infatti tagliano in modo perpendicolare le profonde vallate i cui pendii salgono dal fondo valle in modo quasi verticale. I dolci sentieri dell’Everest sono ormai un ricordo, qua è veramente tosta, e per complicare il tutto i sentieri battuti si alternano continuamente a lunghe scalinate in pietra con altissimi scalini che rendono davvero impegnative sia la salita che la discesa.

Guardando verso ovest lungo il corso del fiume la vallata sembra infinita. Sono letteralmente immerso nel verde e nonostante la difficoltà del percorso è un piacere percorrere questi sentieri.

A fondo valle, a circa 1900 metri di quota, in prossimità del ponte sospeso che congiunge i due versanti della vallata, c’è una piccola casa in lamiera che offre the e biscotti, gestita da un uomo che vi abita solo in compagnia di alcuni cagnolini e qualche gallina. Mi fermo per riposare un po’ e il cane che mi segue da questa mattina è ancora con me. Appena entro nella piccola casa si sdraia sull’uscio e come mi rimetto in cammino riprende a seguirmi.

Inizio la lunga salita di circa 1200 metri che  porta al Surki Pass. Di tanto in tanto attraverso il cortile di qualche abitazione incontrando bambini che giocano mentre i genitori sono occupati dal lavoro nei campi, per poi ributtarmi in un fitto bosco la cui ombra mi rinfresca dal forte caldo della giornata.

Salgo lentamente fermandomi di frequente per bere un po’ d’acqua e riprendere fiato ed ogni volta il cane si ferma con me, sdraiandosi all’ombra per riposarsi un po’.

A circa 2800 metri di quota raggiungo il piccolo villaggio di Najingdingma, dove mi fermo per bere un the. Più che un villaggio si tratta di agglomerato di tre o quattro case e una piccola lodge gestita da un giovane ragazzo insieme alla moglie. Al mio arrivo sono sdraiati nel prato di fronte alla casa e giocano con la bimba di poco più di due anni. Il posto è bellissimo! Un grande terrazzo verde che guarda sulla vallata immerso nel silenzio più assoluto e sotto un cielo azzurro intenso che fa venire voglia di sdraiarsi e di non rialzarsi più. Regnano pace e tranquillità, sembra di essere completamente fuori dal mondo ed un po’ lo sono veramente. Il villaggio più vicino, che ha non più di una decina di case, dista più di tre ore e per arrivare al primo “grosso” villaggio ce ne vogliono 4 o 5!   Il cane è ancora con me e come già successo a fondo valle mi aspetta mentre mangio per poi ripartire appena mi rimetto in cammino.

In un’ora circa sono al passo ma continuo a salire ancora per un o’fino ad arrivare ad uno splendido punto panoramico da cui posso godere di un’eccezionale vista a 360 gradi. Rimango impressionato! Sono completamente circondato dal verde e dalla natura, lontano da villaggi e da qualsiasi cosa di artificiale. Mi fermo per una mezz’ora buona prima di ripartire. Non riesco a smettere di guardarmi intorno, resto come incantato dalla semplicità e dalla bellezza di quello che mi circonda. Alberi, boschi, montagne, cielo azzurro e silenzio. Nulla di che forse, eppure è come se tutto quello di cui ho bisogno è li, non mi serve nient’altro.

Il cane nel frattempo si riposa all’ombra e ormai so che aspetta la mia ripartenza. Non capisco per quale folle motivo abbia deciso di seguirmi ma mi è chiaro che di sua volontà ormai non mi mollerà di certo.

Dal Surki Pass a Bung e Gudel attraverso le terre rai
Da Lukla verso Panggbon lasciandomi alle spalle il caos dell'Everest

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