Ai piedi della la lunga scalinata che scende da Lukla si trova il piccolo villaggio di Surke, con non più di una decina di case in pietra e un paio di piccole ma accoglienti lodge.

 

Da li, il sentiero caratterizzato da un infinità di gradini in pietra, sale ripido per circa settecento metri di quota fino a raggiungere il Kari Pass. Camino sotto un sole caldissimo che oggi ha ridato colore e vitalità ad una zona di Nepal che quando avevo attraversato la prima volta con le nuvole e la pioggia mi aveva lasciato indifferente, e anzi posso quasi dire che non mi era piaciuta.

Oggi invece sono immerso in mille tonalità di verde differenti attraversando di tanto in tanto minuscoli villaggi. Passando vicino alle case con i caratteristici tetti blu si sente il profumo della legna che brucia nel camino, mentre i bimbi che giocano nei cortili appena mi vedono mi salutano con un Namaste congiungendo le mani davanti al viso. Cammino nel silenzio più assoluto, interrotto solo dal vento e dal canto degli uccelli sugli alberi. Le migliaia di turisti che affollano i sentieri dell’Everest sono lontane anni luce: in parecchie ore incontro solo un ragazzo spagnolo diretto a Lukla.

Sono tornato nel Nepal che preferisco, selvaggio ma dolce, dove la durezza della vita cozza con paesaggi mozzafiato e colori da favola che si mischiano in modo magico. Un Nepal povero ma felice, dove la gente ha poco o nulla ma ti sorride lo stesso perché è felice di vederti, e un Nepal rude, dove la vita è dura come i sentieri che lo attraversano e la montagna insegna a vivere con l’essenziale e a scoprire l’essenziale per vivere. Sono felice. Cammino, mi guardo intorno, respiro profondamente ed è come se fossi in una bolla lontano da ogni problema e preoccupazione.

Mi fermo a mangiare nel piccolo villaggio di Puja a 2600 metri circa nel piccolo Autogrill per carovane di muli dive mi ero già fermato all’andata e chiedo informazioni sul sentiero che porta a Panggbon, la meta di oggi, dato che la deviazione dovrebbe essere poco oltre. Panggbon è un villaggio con un centinaio di abitanti a circa 2900 metri, che sorge circa 300 metri passo sotto l’omonimo.

Esistono due possibilità per raggiungerlo da Puja: la più semplice continua sl sentiero che sto percorrendo per qualche ora e poi sale dolcemente verso Panggbon, mentre l’altra devia poco dopo il villaggio di Puja e sale oltre i 3000 metri per poi risdicendere a 2500 e infine risalire ai 2900 metri finali. La seconda naturalmente è molto più impegnativa, ma purtroppo per me scoprirò solo la sera l’esistenza della prima alternativa.

Lascio così il sentiero principale seguendo una traccia che sale verticale tra gli alberi. Penso più volte di essere fuori strada perché più che su di un sentiero sembra di salire lungo il letto di un ruscello, e invece dopo circa un’ora sbuco su un bellissimo colle con bandiere tibetane e un pascolo di mucche. Inizio da li una dolce discesa in un incantevole bosco zeppo di rododendri in fiore con uno stupendo panorama sulla vallata sottostante. Rivedo in lontananza il villaggio di Karikhola con il monastero in cui mi ero fermato qualche settimana fa e quello di Bupsa che ho attraversato sulla strada verso Lukla.

E’ ormai primo pomeriggio e fa davvero caldo, sopratutto nei tratti esposti al sole. Mi fermo in alcune capanne che incontro lungo il percorso a chiedere dell’acqua e quando dopo numerosi saliscendi raggiungo il fondovalle decido di fermarmi a rinfrescarmi in un piccolo ruscello. Manca ancora l’ultima salita ma sono davvero a pezzi e mi viene male all’idea di affrontarla. Purtroppo però fino a Panggbon non si incontrano altri villagi e quindi non ho modo di fermarmi prima. Le guide consigliano di affrontare questo tratto di trekking in due giorni di cammino e onestamente, con il senno di poi, avrei dovuto fare così. Ma ormai sono in ballo e devo continuare. Salgo lentissimo assaporandomi il paesaggio senza pensare alla fatica. Di tanto in tanto incrocio piccole case in pietra e mi fermo a rifiatare e fare due chiacchiere con gli abitanti. Mi pento di non avere comprato a Kathmandu un dizionario inglese-nepalese perchè qui faccio davvero fatica a comunicare. Non essendo una zona turistica quasi nessuno capisce altre lingue e i con i termini che ho imparato finora riesco massimo a farmi dare dal bat o un bicchiere d’acqua!

Arrivo a Panggbon verso le quattro di pomeriggio e mi fermo in una bellissima lodge con piccole camere che si affacciano sulla vallata e mi regalano la vista di un tramonto spettacolare!

Incontro l’unico turista che incrocerò lungo tutto il cammino fino a Tumlingtar! E’ un ragazzo svizzero che parla un ottimo italiano e sta percorrendo il mio stesso percorso ma in senso inverso. E’ partito da Tumllingtar una decina di giorni fa e continuerà fino a Jiri per poi rientrare a Katmandu e in Svizzera, dove lavora come giudice. Chiacchieriamo fino a che si fa buio e prima delle otto siamo gia a letto. Io sono davvero distrutto!

Da Panggbon in un paesaggio da favola fino al Surki Pass

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