Sono salito al tempio di Swayambhunath, che si trova su una collina a est di Kathmandu, intorno alle 18, per vedere scendere il sole dietro la città. Il buio che avanza, i colori sgargianti del tempio, i profumi di incensi e i canti dei monaci rendono questo posto davvero magico. Mentre guardo Kathmandu accendersi ho modo di scambiare due parole con un ragazzo nepalese. Vive poco fuori città, ha ventisei anni ed è sposato e padre di una bimba di due. Mi racconta del terremoto che per fortuna non l’ha colpito direttamente e del suo lavoro. Mi chiede dell’Italia e mi dice di essere molto affascinato alla storia del nostro Paese e che uno dei suoi sogni è quello di viaggiare in Europa ma che ora non se lo può permettere. Mi chiede cosa faccio in Nepal e come mai, secondo me, alcuni stranieri amano questa terra più di molti nepalesi. Gli dico che non pò essere ed è solo una sua percezione e che comunque è così dappertutto, forse la verità è che non siamo mai in grado di apprezzare fino in fondo le cose a cui siamo abituati. Ci salutiamo quando da un po’ è buio e dopo aver fatto l’ultimo giro intorno al tempio ormai deserto ridiscendo veloce verso la città.

Ormai però è tempo di partire. Tutto è pronto per il trekking che mi porterà da Jiri al Campo Base dell’Everest e poi sui sentieri del Three Passes Trek passando per Lukla.

Solitamente chi fa trekking nella zona dell’Everest raggiunge Lukla direttamente in aereo da Kathmandu, ma i 130 dollari per il biglietto di andata sono fuori dal mio budget. L’alternativa è quella di raggiungere il vilaggio di Jiri in pullman e proseguire poi a piedi per 4 o 5 giorni in direzione Lukla, su un sentiero poco battuto dai trekkers ma con panorami mozzafiato.

Ieri pomeriggio sono stato alla stazione di Kathmandu e per 500 rupie (poco meno di 5 euro) ho comprato il biglietto per il pullman che lascia la città alle 8 del mattino. L’uomo dietro alla grata della biglietteria mi ha lasciato un “biglietto” scritto a penna con tanto di numero di posto assegnato e mi ha raccomandato di arrivare già alle 7 e mezza . Per essere ancora più sicuro, appena passate le sette sono già sul piazzale delle partenze.

Su una superficie poco più piccola di quella di un campo da calcio sono schierati a modi Tetris almeno 100 diversi pullman con colori accesi ed un design che ricorda vagamente quello degli scuola bus americani, anche se mediamente molto vecchi. Riesco ad avanzare zigzagando tra il muso di un pullman e il retro di un altro ma non ho idea di come capire quale sia il mio. Dato che sono in anticipo però decido di sedermi ad un piccolo chiosco e davanti al solito black tea mi godo lo spettacolo. Venditori ambulanti, autisti che urlano il nome delle città a cui sono diretti, clacson, mendicanti e pullman accesi che non riescono ad uscire perché bloccati da altri. La stazione è una giungla, ma come sempre accade qua riesce ad essere affascinante!

Incomincio a chiedere informazioni per capire quale è il mio pullman e poco dopo lo trovo, più velocemente di quanto mi ero immaginato. Il pullman “pubblico” non è il mezzo di trasporto privilegiato dai turisti perchè nonostante sia molto economico è davvero poco confortevole e molto più lento rispetto ai taxi e alle jeep. Io però non ho fretta e come me anche un ragazzo inglese, un signore tedesco e una coppia di francesi hanno deciso di raggiungere Jiri così. Loro però scenderanno dopo di me nella città di Shivalaya, che invece raggiungerò a piedi domani. Il resto dei passeggeri invece è di nazionalità nepalese.

Kathmandu e Jimi sono distanzi circa 70 chilometri in linea d’aria ma il percorso montano fa si che la distanza da coprire su strada sia di quasi 200km che, a causa dei continui saliscendi e delle strade per la maggiorate sterrate, percorreremo in circa undici ore.  Appena lasciata Kathmandu la strada diventa più scorrevole ed il paesaggio cambia drasticamente con il verde che prende il sopravvento. Mi addormento quasi subito nonostante il continuo sbattere della mia testa sul finestrino dovuto alle buche infinite. In alcuni tratti la strada è veramente rovinata ma il pullman incurante procede anche piuttosto veloce, sopratutto in discesa.

Mi sveglio dopo un paio d’ore e nel frattempo si è seduto accanto a me un ragazzo del posto con cui scambio qualche parola. Intorno a mezzogiorno il pullman si ferma a quello che potrei descrivere come un lontano parente di un autogrill dove viene servita una super abbondante porzione di Dahl Bath, piatto tipico nepalese con riso e zuppa di lenticchie.

Ripartiamo e mi addormento di nuovo. Il viaggio procede abbastanza regolare anche se dopo un po’ vengo svegliato da una brusca frenata. Vedo parecchia polvere davanti al parabrezza e tutti i passeggeri che si fiondano in avanti per vedere cosa è successo. In terra sulla strada ci sono una vecchia Royal Enfield arruginita e il suo pilota. Non so per che motivo ma deve avere perso il controllo del mezzo ed è caduto improvvisamente. Ci fermiamo un attimo ma quando l’autista del pullman si rende conto che fortunatamente è tutto ok ripartiamo. La strada sale e scende più volte fin sopra i 2000 metri e attraversa verdi prati e boschi. Ormai ho fatto l’abitudine alle buche e non mi danno più molto fastidio così mi riaddormento ancor un po’. Di tanto in tanto attraversiamo qualche abitato dove il pullman ferma e, oltre ad imbarcare e sbarcare passeggeri fa anche da corriere, caricando e trasportando pacchi da un villaggio all’altro.

Poco dopo le diciassette scendo a Jiri. Saluto gli altri europei che proseguono oltre fino a Shivalaya e da solo mi avventuro per il villaggio alla ricerca di un alloggio per la notte.

I segni del terremoto qui sono evidenti e lungo la strada principale ci sono ancora parecchie macerie. Sono l’unico turista nel villaggio, dato che come ho detto questa via non è molto battuta e solitamente chi la percorre parte comunque da Shivalaya. Passeggiano per le vie gli abitanti mi salutano con il tipico Namaste mentre i negozianti mi invitano a vedere i loro bazar per farmi comprare qualcosa. Nel frattempo riesco a trattare e trovare una camera con doccia a poco meno di tre euro, piccola ma accogliente. Alle 7 di sera il villaggio si spegne poco alla volta e ho modo di cenare con un altro piatto di Dahl Bath (mi sa che dovrò abituarmi), che la proprietaria mi cucina apposta dato che sono l’unico ospite.

Mentre mangio, il figlio della donna guarda una partita Champions League in differita trasmessa da una TV Indiana.  Do you like football gli chiedo”, “Yes!” – “And Wich is your favourite team?” Con un sorriso a 36 denti mi guarda e mi risponde “Barcelona!”.

Sono a Jiri, ai piedi dell’Himalaya, ad un giorno di auto da Kathmandu e da mille mila chilometri dall’Europa…Ma il mondo è piccolo!

Manca un quarto alle dieci e mi sono fermato in camera a scrivere. Fuori quasi tutte le luci sono spente ed silenzio è quasi assoluto, interrotto solo da qualche abbaiare di cane in lontananza. Domani alle 7 parto, torno in montagna!

26 ore di bus per tornare a Khatmandu da Tumlingtar
Un giorno a Kathmandu

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